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Il Museo della Pipa di Brebbia

Enea Buzzi decise di aprire al pubblico la propria collezione di pipe nel 1979. La raccolta cominciò subito dopo la seconda guerra mondiale, con l’obiettivo immediato di studiare i modelli prodotti dalla concorrenza. La collezione proseguì poi in maniera piuttosto disordinata, raccogliendo le pipe più disparate per forma, fabbricazione e provenienza ma progressivamente Buzzi sentì l’esigenza di iniziare delle vere e proprie ricerche sulla pipa nelle diverse culture. Iniziò così una lenta e laboriosa opera di classificazione delle circa 6.000 pipe raccolte, alle quali si aggiunse una collezione di pubblicazioni specializzate provenienti da tutto il mondo.

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Il Museo Internazionale della pipa Paronelli

Il Museo internazionale della pipa venne inaugurato verso la fine degli anni Settanta. Il museo raccoglieva i numerosi pezzi raccolti da Alberto Paronelli durante i suoi numerosi anni di attività commerciale in Italia e all’estero. Nel 1983 il museo venne ampliato e sistemato nella sede attuale, una tipica casa lombarda di fine Ottocento, della quale occupa una decina di stanze e due grandi portici chiusi. Nel 1995 la collezione comprendeva circa 30.000 pezzi.

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La storia del tabacco e della pipa

Il tabacco

L’usanza di aspirare il fumo ottenuto bruciando alcuni particolari tipi di foglie è testimoniata da reperti che è possibile far risalire alla preistoria. In genere il fumo faceva parte di rituali di offerta agli dei o legati al culto del fuoco. Anche per i popoli dell’America precolombiana fumare foglie di tabacco (utilizzando diversi tipi di pipe o rudimentali sigari; la polvere di tabacco veniva anche inalata) aveva un significato rituale, ed era un’abitudine comune a popolazioni tra loro diversissime, tanto che gli esploratori ed i conquistatori europei riportarono di frequente, nelle loro cronache, testimonianza della diffusione dell’abitudine al fumo presso tutti gli abitanti del Nuovo Mondo.

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La produzione della pipa

La Radica

La radica è un’escrescenza che si forma tra la radice e il fusto dell’erica arborea, un arbusto tipico della macchia mediterranea, che in Italia cresce in Liguria, Calabria, Sardegna e Toscana. I ciocchi vengono estratti da artigiani specializzati e successivamente tagliati in grossolani abbozzi o in placche (pezzi più grossi ricavati solo dalla parte più esterna del ciocco, più vecchi e per questo più pregiati perché ricchi di venature). L’operazione di taglio è particolarmente delicata, perché da essa dipende quanti abbozzi sani si riusciranno ad ottenere da un singolo ciocco.

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Manifatture Pipe Brebbia

Enea Buzzi si avvicinò casualmente alla produzione di pipe durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Avendo ricevuto in regalo una pipa da Alberto Paronelli, Buzzi escogitò un metodo per poter fumare anche sotto la pioggia, munendo la pipa di un coperchio e di fori laterali sul fornello. L’espediente permise inoltre di realizzare alcune pipe scolpite con la faccia di personaggi famosi (che emettevano fumo dal naso!), che trovarono particolare favore presso le truppe americane stanziate nella zona.

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