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La Società Ceramica Italiana
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Le origini e l'Ottocento

La produzione in terraglia iniziò in Inghilterra attorno alla metà del XVIII secolo, con l’obiettivo di soddisfare la crescente domanda di prodotti in ceramica di qualità media. Gli imprenditori inglesi potevano avvantaggiarsi di un mercato interno in continua espansione, grazie alla concomitanza con il processo di industrializzazione del Paese, della buona disponibilità di materie prime di alta qualità e di fonti di energia a buon mercato. Per questo i prodotti britannici invasero ben presto tutta l'Europa stimolando, come reazione per cercare di arginare la concorrenza straniera, l’imitazione da parte di produttori locali.

Nel 1841 la ditta Richard rilevò dalla famiglia Tinelli lo stabilimento di ceramica di S.Cristoforo (un sobborgo di Milano) e iniziò la produzione di terraglia, accanto a quella di porcellane. Nel 1856 tre ex dipendenti dello stabilimento, Carlo Caspani, Alessandro Carnelli e Severino Revelli fondarono a Laveno la Società Ceramica CCR (dalle iniziali dei soci), utilizzando lo stabile di una fabbrica di vetreria in prossimità del lago (lo stabilimento verrà appunto indicato negli anni successivi come Lago). Laveno si presentava come un ambiente favorevole alla nuova industria, sia per una serie di contatti personali tra imprenditori (ad esempio, la famiglia Tinelli era di Laveno), sia per i collegamenti discreti con i mercati di sbocco milanesi e piemontesi (attraverso la strada provinciale o il lago e il Ticino). Infine alcune materie prime necessarie per la produzione (il quarzo del Ticino e il feldspato della zona di Como) potevano essere reperiti localmente.

Nel primo trentennio di vita l’azienda venne gestita da Revelli, che la portò ad una prima espansione e affermazione a livello nazionale. Entro gli anni Settanta i dipendenti passarono da una quarantina a più di duecento, venne aperto un secondo stabilimento nella ex caserma di S.Michele e furono introdotte la macchina a vapore nelle fasi di macinazione e il forno a fiamma rovesciata nella cottura del biscotto.

Gli anni Ottanta del XIX secolo videro una sostanziale trasformazione degli equilibri proprietari e del gruppo dirigente dell’azienda. Nel 1883 la ditta si trasformò in Società Ceramiche Italiane Spa (SCI), con l’apporto di capitali dell’alta borghesia milanese e del Credito Lombardo. L’ultimo dei soci originari rimasto, Revelli, lasciò la società nel 1885, per fondare la Società Ceramica Revelli a Mombello. Il nuovo assetto societario della SCI avrebbe dovuto agevolare i progetti di espansione necessari per sfruttare le opportunità di mercato che sembravano derivare da una crescita dei consumi interni e da un migliore collegamento di Laveno, finalmente raggiunta dalla ferrovia. Tuttavia il peggioramento della congiuntura economica e le divisioni interne al gruppo dirigente impedirono di affrontare la necessaria opera di razionalizzazione e nuovi investimenti fino al 1895.

A questa data, il capitale azionario era saldamente controllato da Antonio Casanova e Tommaso Bossi, che divenne anche presidente e direttore dell’azienda. Sotto la sua guida iniziò un processo di rilancio, destinato a trasformare la SCI in una moderna impresa industriale, in grado di competere con la più affermata Richard-Ginori (le due società si erano fuse nel 1896) e con i produttori stranieri. Lo stabilimento di S.Michele venne chiuso, mentre quello di Lago fu ampliato e modernizzato, venne introdotta l’elettricità nel mulino per la macinazione di Boesio e si iniziò una produzione estremamente differenziata che comprendeva stoviglie, sanitari e piastrelle. Dal punto di vista stilistico la SCI cercò di adeguarsi al gusto della moderna casa borghese, anche se il provincialismo culturale italiano ritardò molto la diffusione di modelli Liberty (la SCI produsse, fino ai primi decenni del Novecento, modelli “di stile”, di gusto tardoromantico, accanto alle decorazioni più moderne).

Lo stile direzionale di Bossi era improntato ad una ferrea disciplina della mano d’opera, che incontrò, come vitale controparte, il nascente movimento operaio lavenese. Il precoce sviluppo industriale di Laveno, infatti, aveva determinato momenti di profonda conflittualità ed un rapido organizzarsi di forme di solidarietà e resistenza. Al 1871 risaliva la fondazione della prima Società di Mutuo Soccorso fra gli operai dello stabilimento ceramico con uno statuto dichiaratamente di classe (erano ammessi tra i soci solo gli operai, a differenza di altre Società, nelle quali gli organi dirigenti erano controllati da soci benefattori di estrazione borghese). A Laveno, la diffusione dei sodalizi operai negli anni Ottanta fu maggiore che nel resto della provincia e nel decennio successivo gli operai ceramisti furono tra le avanguardie del nuovo partito socialista (che ottenne la maggioranza alle elezioni comunali del 1895).

La repressione del movimento operaio degli ultimissimi anni del XIX secolo portò allo scioglimento delle società operaie di Laveno (nel 1898), e ad una nuova strategia della SCI nei rapporti coi lavoratori. Bossi, infatti, si fece promotore di numerose iniziative di carattere filantropico ed assistenziale in favore degli operai dell’azienda (tra cui la Cassa Mutua SCI). Ai provvedimenti di carattere paternalistico si combinò un forte legame della SCI con l’amministrazione locale (Bossi fu sindaco dal 1898 al 1906), in un binomio che caratterizzerà anche buona parte del XX secolo.

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