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La storia del tabacco e della pipa
La pipa
Il distretto varesino della pipa
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Il tabacco

L’usanza di aspirare il fumo ottenuto bruciando alcuni particolari tipi di foglie è testimoniata da reperti che è possibile far risalire alla preistoria. In genere il fumo faceva parte di rituali di offerta agli dei o legati al culto del fuoco. Anche per i popoli dell’America precolombiana fumare foglie di tabacco (utilizzando diversi tipi di pipe o rudimentali sigari; la polvere di tabacco veniva anche inalata) aveva un significato rituale, ed era un’abitudine comune a popolazioni tra loro diversissime, tanto che gli esploratori ed i conquistatori europei riportarono di frequente, nelle loro cronache, testimonianza della diffusione dell’abitudine al fumo presso tutti gli abitanti del Nuovo Mondo.

Ben presto gli avventurieri europei sperimentarono questa pratica e, trovandola piacevole, iniziarono a diffonderla anche nei paesi di origine. Gli spagnoli iniziarono a consumare sigari attorno alla metà del XVI secolo e il nuovo prodotto approdò alla corte di Parigi nel 1559, grazie all’ambasciatore francese in Spagna, Jean Nicot (dal quale derivò appunto il nome della nicotina). Tuttavia fu presso le nazioni maggiormente coinvolte nei traffici atlantici, Olanda e successivamente Inghilterra, che il fumo si diffuse con più rapidità. L’Olanda faceva parte, all’epoca, dell’impero degli Asburgo di Spagna, e Amsterdam, il porto commerciale più importante d’Europa, divenne anche la porta di accesso del tabacco nel Vecchio Mondo, sviluppando un gran numero di manifatture, generalmente gestite da ebrei transfughi dalla Spagna. L’Inghilterra entrò autonomamente in contatto con l’uso del fumo delle popolazioni americane attraverso i viaggi compiuti a cavallo del secolo XVI e XVII da navigatori come John Hawkins, Francis Drake e Walter Raleight (quest’ultimo talmente appassionato del tabacco da non rinunciare al fumo nemmeno sul patibolo, al quale l’aveva condannato re Giacomo I, tra l’altro, strenuo oppositore del nuovo vizio).

Nel corso del XVII secolo, l’abitudine al fumo penetrò con estrema facilità anche nel mondo mussulmano ed in estremo oriente (attraverso il contatto con mercanti europei, già accaniti fumatori, come ad esempio erano i Portoghesi). In queste nazioni si sperimentarono anche variazioni molto creative, come l’uso di mescolare al tabacco altre erbe ed essenze profumate, o la pipa ad acqua, inventata in India col nome di hookah e diffusa nell’impero ottomano nella forma di narghilè.

Il tabacco, come del resto altri prodotti voluttuari di origine coloniale (zucchero, caffè, the, cacao…), creò nuovi modelli sociali di consumo e divenne un prodotto talmente diffuso da incidere profondamente sulle vicende economiche del continente.

Alcuni Stati (sia in Europa che in Oriente) cercarono di impedire la diffusione del tabacco per ragioni sanitarie o morali (non bisogna trascurare neppure il rischio di incendio in città ancora prevalentemente costruite in legno), ma generalmente la diffusione del fumo venne riconosciuta come un’ottima occasione per alimentare le finanze statali. Il commercio e la coltivazione del tabacco (la pianta ha una straordinaria capacità di adattamento e avrebbe potuto essere coltivata in pratica in tutta Europa) vennero ovunque poste sotto il controllo governativo e sottoposte ad una pesante tassazione. Ciò nonostante, l’intensificarsi dei traffici internazionali e la diffusione delle piantagioni nella colonie inglesi (senza dimenticare l’intenso contrabbando) resero disponibili, a partire dal XVII secolo, quantitativi sempre crescenti di tabacco di buona qualità, a prezzi decrescenti e accessibili a fasce sempre più ampie di consumatori.

Per circa due secoli il fumo trovò sia acerrimi nemici, pronti a denunciarne la nocività ed il degrado morale a cui poteva portare, sia strenui difensori e accesi sostenitori di improbabili proprietà curative del tabacco. L’estrema diffusione del fumo tra tutte le classi sociali determinò sempre la necessità, per i ceti più elevati, di trovare delle forme distintive di consumo del tabacco, che fossero socialmente accettabili e non comportassero il rischio di assimilazione col popolino (anche se in certi casi il fumo venne apprezzato proprio come un elemento di eccentricità e di anticonformismo). È quindi naturale che le mode e l’etichetta legata al consumo di tabacco variarono enormemente negli anni e nelle diverse nazioni. Ad esempio, la pipa godé sempre di alterna fama di “rispettabilità” (spesso associata solo ad alcuni modelli di lusso), mentre nel corso del XVIII secolo si diffuse la moda di fiutare tabacco (che in Francia sopravvisse fino al secolo successivo). Il tabacco da fiuto era conservato in preziose tabacchiere, e, tra gli aristocratici, esisteva un vero e proprio codice di comportamento per assumere una presa di tabacco nel modo più elegante possibile, evitando spiacevoli e poco signorili starnuti. Il sigaro, ottenuto arrotolando più foglie di tabacco, era invece diffuso nel mondo iberico ed iniziò ad essere conosciuto anche nel resto d’Europa nella seconda metà del XVIII secolo; tuttavia la sua diffusione massiccia (associata all’immagine di un modo di fumare elegante) iniziò solo con il disfacimento dell’impero coloniale spagnolo (anni ’20 e ’30 del XIX secolo) e cioè con la fine del monopolio di quest’ultimo sulla produzione ed il commercio dei pregiati tabacchi centroamericani necessari per confezionare sigari di qualità. La sigaretta è analogamente di invenzione spagnola (come surrogato del sigaro, permetteva di fumare piccoli quantitativi di tabacco trinciato, di qualità inferiore), e iniziò a diffondersi in Europa a metà del XIX secolo. Con la meccanizzazione dei processi di confezionamento (verso la fine del secolo) divenne un vero e proprio prodotto della civiltà industriale, adatto quindi a diffondersi in quella che stava diventando una società di massa, soppiantando quasi del tutto le altre modalità di consumo del tabacco. Il fumo raggiunse così la più ampia diffusione, si generarono immense fortune e complesse organizzazioni industriali a carattere multinazionale. Solo dopo la Seconda guerra mondiale divennero noti i rischi connessi al consumo di tabacco, e la popolarità del fumo iniziò a declinare, almeno nei Paesi più sviluppati.

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