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Saronno
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L’Ottocento

di Giorgio Bigatti

A metà Ottocento Saronno è uno dei centri più vivaci della provincia di Milano. Pur non avendo ancora imboccato la via dell’industrializzazione, e a differenza di quanto avevano fatto località vicine come Legnano, Busto e Gallarate, Saronno è già un borgo di notevoli dimensioni, con un numero di abitanti (poco più di 6000 nel 1861) che in un contesto meno densamente urbanizzato di quello lombardo ne avrebbe fatto senz’altro una città a pieno titolo. Le ragioni di tale dinamismo sono da ricercare nella vicinanza a Milano e soprattutto nella funzione di cerniera tra la metropoli e le industriose province di Novara, Varese e Como.

Al momento dell’Unità Saronno era tuttavia ancora un borgo relativamente povero. La principale fonte di reddito degli abitanti era infatti costituita dal lavoro agricolo. Ma, a causa dell’ingrata natura dei terreni, della presenza di estese brughiere, di forme di conduzione particolarmente vessatorie verso le famiglie contadine, si trattava di un’agricoltura povera, di sussistenza. Per questo i contadini erano stati costretti a cercare fonti di reddito alternative alla terra, trovandoli infine nell’allevamento del baco da seta. Fu la gelsibachicoltura, insieme all’emigrazione nelle vicine città, la risorsa che permise alle famiglie contadine dell’Alto milanese e della Brianza di sopperire all’endemica povertà dei raccolti e di familiarizzarsi con un nuovo stile di vita legato alla manifattura.

Nel caso di Saronno sarà però l’arrivo della ferrovia a imprimere una decisa accelerazione al processo di crescita e di trasformazione della città. La costituzione della società Nord Milano, nel 1874, fu la scintilla di uno sviluppo che non si sarebbe più arrestato. Se in un primo momento la linea Milano-Saronno era stata pensata in funzione di un successivo collegamento con la ferrovia del Gottardo, i favorevoli risultati economici della società consigliarono di privilegiare la dimensione locale. Collegata al capoluogo nel 1879, Saronno divenne in breve il centro di raccordo di un’articolata rete ferrotramviaria che faceva perno da un lato su Novara, e dall’altro su Varese e Como, spingendosi poi verso Seregno, in direzione di una delle zone tra le più densamente urbanizzate e sviluppate della Lombardia.

La ferrovia, ribadendo e rafforzando la funzione di snodo commerciale della città, pose le premesse per la successiva trasformazione industriale. In prossimità della stazione della Nord, sorsero in breve un’officina di riparazione del materiale ferroviario, i capannoni della Cemsa (1887), filiale italiana della Esslingen Machinefabrik, specializzata nella costruzione di locomotive e alcuni importanti stabilimenti tessili come il cotonificio Poss (1893) e la fabbrica di spighette Torley e Frank. Come indicano alcuni dei nomi citati, diversi imprenditori della prima generazione non erano originari della zona, ma stranieri che avevano deciso di avviare la loro attività a Saronno, attirati dalle opportunità offerte dai rapidi collegamenti con il mercato milanese, dalla disponibilità di manodopera a buon mercato, dalla possibilità di approvvigionarsi di carbone con facilità grazie alla ferrovia e, non per ultimo, dalla presenza del torrente Lura, le cui acque offrivano una comoda strada per eliminare i residui della produzione.

Sul finire dell’Ottocento, negli anni della prima industrializzazione, Saronno conosce un significativo processo di crescita demografica. Gli abitanti che nel 1881 erano 6784, vent’anni più tardi erano diventati 9533. La crescita della popolazione si accompagna a un deciso riorientamento occupazionale a favore dell’industria rispetto all’agricoltura. Anche la struttura fisica dell’abitato cambia, si dilata per far posto ai nuovi venuti, si arricchisce di nuove funzioni e di nuovi servizi (officina del gas, cimitero, acquedotto, scuola tecnica ecc.). In questi anni l’amministrazione comunale, sollecita a promuovere lo sviluppo locale attraverso una continua opera di adeguamento della rete infrastrutturale ai crescenti volumi di traffico, si prodigherà nel tentativo di disciplinare lo sviluppo edilizio guidando con duttile lungimiranza l’inserimento di Saronno nella trama della modernizzazione della penisola.

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